5 Febbraio 2018

Influenza maschile: parla la scienza

L’influenza maschile e femminile potrebbero avere davvero una sintomatologia diversa. Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal, è tutta una questione di ormoni e di evoluzione della specie.

Proteggono, possono essere padri e compagni premurosi e forti, ma spesso basta un raffreddore per ridurre molti uomini al tappeto. Secondo Kyle Sue, ricercatore canadese, parlare di influenza maschile è ingiusto e, forse, anche sbagliato. E se gli uomini fossero semplicemente e immunologicamente più deboli?

Sue, stanco di sentirsi dare dell’esagerato ogni volta che si ammalava, ha passato in rassegna tutti gli studi presenti sui principali archivi scientifici che avessero svolto osservazioni o trials nell’ambito di infiammazioni respiratorie e influenza, e ha raccolto e confrontato i risultati emersi tra uomini e donne.

Per rafforzare le ragioni della sua indagine, l’autore riporta che nei dizionari ufficiali di Oxford e Cambridge esiste da tempo la voce man flu (influenza maschile); la definizione recita, più o meno:

«raffreddore o simile disturbo non grave, subito da uomo che mostra di esagerare la gravità dei sintomi».

Lo stereotipo è divertente, ma Sue ci fa notare che circa metà della popolazione mondiale è maschile: forse sottovalutare i sintomi respiratori di un così alto numero di individui, senza il corredo di evidenze scientifiche, può rappresentare un rischio per questi soggetti.

I dati riportati sono molti e vari; unendo i puntini, Sue dipinge il ritratto di un maschio dal sistema immunitario debole di default, ipotizzando seriamente che la differenza tra i sessi in ambito immunitario risieda nelle differenze ormonali: l’estradiolo svolge un’azione immunoprotettiva, il testosterone immunosoppressiva. Persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci ricorda Sue, sottolinea che “si dovrebbe tenere conto del sesso nel valutare l’esposizione e la durata dell’influenza”. 

Accanto a questa ipotesi, che poggia su fondamenta certe, alcuni autori suggeriscono un legame con le nostre origini più remote: subire maggiormente gli attacchi dei virus, essendo “costretti” sul divano o sotto le coperte, potrebbe essere il retaggio di un’importante strategia di sopravvivenza, dal momento che “promuove la conservazione di energia e riduce il rischio di incontrare predatori”.

Il tema è tutt’altro che chiuso, ma se nel frattempo ci siamo influenzati, sappiamo dove trovare il giusto supporto? 

 

Bibliografia:
Sue K, The science behind “man flu”, BMJ 2017.

 

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